22 settembre, 2009

Lo diceva anche Julio

Nell'ottobre del 1987 avevo da poco compiuto ventitré anni, erano le sei di mattina ed ero appena scesa dal treno che mi riportava da Berlino quando comprai all'edicola della Stazione questo numero di Marie-Claire. Quel titolo "innamorarsi a 40 anni" di sicuro non lo notai neanche perché non mi riguardava, ma non è solo per questo che ora mi fa sorridere: è che un titolo così su una rivista di oggi sarebbe proprio improponibile. Se i motivi di questo siano tutti buoni non so, ma in ogni caso mi sembra senz'altro meglio così.

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14 luglio, 2009

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Questa è oggi la spiaggia dove andavo una volta, quando non era così. Uscivo di casa e dopo pochi passi trovavo solo un muretto, sassi e il mare. Nient'altro, fino a qualche anno fa. Niente oleandri, niente ombrelloni e sdraio a pagamento per pochi metri quadrati.

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22 giugno, 2009

Addio cari compagni

Giovanna Marini canta Addio Lugano Bella. Prima aveva cantato questa, in ricordo di Ivan della Mea. Ad accompagnarla, il coro Modi del canto contadino del Testaccio di Roma, e alla fine anche il pubblico. Numeroso e molto vario per età.
Per quelle due ore in quel parco pareva che fossimo in un altro mondo.

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15 maggio, 2009

In qualche luogo, in estate


Ieri sera, cena tra ex-colleghi. Pizza pessima ma tanto si fa per stare insieme, alle 23 ci buttano pure gentilmente fuori perché chiudono. Per niente scoraggiati, ci fermiamo a chiacchierare nella piazza. Rimaniamo in pochi, tutti coetanei anno più anno meno, il tenore dei discorsi è vagamente demenziale, piacevolmente assurdo, diciamo pure cazzeggiante.
Ad un certo punto uno di loro si toglie dalla tasca il lettore MP3 e mi porge le cuffie, "senti" mi fa.
Metto le cuffie. S
ento. O meglio risento, dopo più di venti anni.
Non sto qui a farla lunga su quello che ho risentito in quei pochi minuti che è durata: feste liceali, emozioni da poco, profumi luci, un posto pieno di musica gente e fumo che poi è diventato un'altra cosa, insicurezze inquietudini adolescenziali e anche post -adolescenziali, e alla fine ho pensato: sto molto meglio adesso. E se chi ha l'età giusta vuol provare a dire cosa sente, sarei curiosa.

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27 aprile, 2009

Espropriàti

8. "Era California, era via di qua" (1979-80, quinta ginnasio)
Il titolo del capitolo ottavo del libro di Anna Negri è un flash. Smetto di leggere mentre mi rivedo al tavolo di cucina proprio in quell'anno, anch'io in quinta ginnasio, un giorno che mi ero svegliata alle sei per tradurre greco e tenevo in sottofondo bassissimo il registratore con California della Nannini.

"Ero così confusa dalla quantità e diversità di discorsi politici che si facevano a scuola che un giorno sono tornata a casa con il mal di testa e mi sono fatta uno schemino. Prima pensavo che ci fossero due gruppi contrapposti, i compagni e gli altri, ora mi accorgevo che c'erano mille gruppuscoli, con tantissime sfumature. Così me li sono scritti in un foglio. Nella mia mappa all'estrema sinistra c'erano gli anarchici, dopo venivano gli autonomi, poi Lotta Continua e Democrazia Proletaria. C'erano pure i trockijsti, che non sapevo bene dove piazzare, così come i giovani radicali. Non sapevo se mettere l'MLS tra Lc e Dp o tra Dp e quelli della Fgci, che erano a sinistra del Pci. Da lì partiva tutto lo spettro parlamentare (...). Era un'Italia in miniatura, ogni gruppo aveva un leader che secondo me incarnava un po' il suo spirito e quelli dei partiti parlamentari sembravano già vecchi, gente che di sicuro avresti visto in televisione prima o poi, perché guardandoli riuscivi a immaginarti Andreotti o Fanfani da giovani (...) Nel collettivo discutevamo tantissimo, facevamo un giornale del ginnasio, scrivevamo manifesti e intervenivamo alle assemblee in palestra (...) Noi più giovani, però, avevamo la sensazione nettissima di essere arrivati sulla scena a spettacolo finito, quando le cose belle ed eccitanti erano già passate e rimaneva solo da raccogliere i cocci."
Anche a scuola nostra c'erano gli Andreotti e Fanfani in erba, che alle assemblee proclamavano "perché noi del liceo siamo la futura classe dirigente" (e giù bordate di fischi), e anche noi facevamo delle riunioni e un giornale in cui io disegnavo le vignette, sole cose che mi davano la sensazione di essere viva a fronte della sepoltura dello studio. Ma non vorrei mitizzare troppo, ricordo bene un compagno anarchico e una compagna della Fgci entrambi pieni di soldi, che si confrontavano toppe e buchi sui jeans come se fossero trofei da ostentare. E dopo sì, fu peggio perché non ci fu più niente, e non sto qui ripetere cose già dette. Se cito questi brani è perché allora ci dicevamo sempre che la nostra generazione, contrariamente alla precedente, non avrebbe avuto nulla da raccontare. Il libro di Anna Negri racconta bene questo nulla: e soprattutto rende bene l'idea di quanto possa essere paralizzante il carico di un passato impegnativo, storico e familiare, di quanto i figli debbano liberarsi dalla zavorra dei padri per non averne la vita espropriata, e il suo caso particolare si fa paradigma simbolico anche di tanti altri.

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Le crystal ball

GiustificaEsistono ancora! Era uno dei miei giochi preferiti, soffiare nella cannuccia e veder gonfiare una bolla trasparente e colorata con una grinza da una parte. Mia madre diceva un po' schifata che quella fatte con la pasta color viola melanzana le sembravano reni.

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25 novembre, 2008

I 40 anni del White album


A me piacevano, i Beatles (e anche i Rolling Stones).
Il White album lo scoprii nell'anno dei miei sedici anni. Rocky Raccoon era un profumo indiano alla verbena, Why don't we do it in the road il soprannome del più sveglio della classe accanto, While my guitar gently weeps la colonna sonora dei sogni romantici, Helter Skelter un vago presagio del sesso.
Quell'anno ci sbatterono insieme ad un'altra classe sfigata in una succursale, una dimora di suore, era sempre in centro ma per noi era un'emarginazione sociale terribile, un marchio di fronte a tutto il resto del liceo oltre alla punizione di non poter più vedere "quelli più grandi".
Fu anche l'occasione in cui scoprimmo l'ipocrisia di certi capetti "di sinistra", per i quali era inammissibile che per una volta fossimo noi di una classe sconosciuta, e non loro -i soliti- a chiedere l'assemblea d'istituto mensile. Per di più per parlare di questo problema della succursale di cui a loro non poteva fregar di meno - mentre quello sì che era un vero caso di discriminazione sociale, verso due classi in cui nessuno aveva genitori socialmente significativi.
In quell'inizio di inverno cupo, una mattina mentre aspettavamo in giardino la prima campanella arrivò la notizia della morte di John Lennon.
Poi in maggio nel giardino fiorirono i ciliegi, intanto avevamo fatto amicizia con quelli della classe accanto con cui l'anno dopo saremmo diventati un'unica classe, e alcuni di loro sono ancora oggi i miei migliori amici, tesori preziosi e insostituibili.

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07 marzo, 2007

STAGIONI

Tornando in macchina verso casa, la radio trasmette a sorpresa "La segunda independencia" degli Inti Illimani.
Un flashback, tre minuti di guida in trance.
Il primo anno di liceo, 1977-78. Le assemblee d'istituto. Non lo sapevamo, ma quella stagione per noi appena iniziata stava per finire.
Il colpo di coda. Giusto il tempo di avvertirne la temperatura, i 451° Fahrenheit, prima che tutto svaporasse. L'atrio del Galileo pieno di gente ad ascoltare me lo ricordo tutto giallo e colori caldi; dall'anno dopo tutto divenne azzurrino, l'atrio svuotato, le voci attutite, la gente assente.
Tornarono poi i colori, ma i colori degli anni '80. Forti, fluorescenti e vuoti.
1983, una pubblicità della Dim irritò le femministe: una ragazza mostrava le calze autoreggenti bianche, scoperte da un colpo di vento primaverile. Le autoreggenti ci piacquero, liquidammo le femministe con uno sbuffo di noia.
Ora però siamo arrivati alla pubblicità dello stupro-glamour di D&G. Altro che colpo di vento, io ci ho un brivido di gelo che mi corre lungo la nuca.

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