30 novembre, 2006
26 novembre, 2006
Infinito presente

Elisabetta Rasy, "Posillipo"
Mercato delle Pulci

Al Mercato delle Pulci in una scatola di vecchie fotografie ho trovato questa. Non riesco a staccarne gli occhi. Mi sembra impossibile che una bambina possa avere questo sguardo.
21 novembre, 2006
Non se ne fanno più di registi così


Robert Altman ci ha lasciati. Grande lutto. Siamo tutti più poveri. Va bene, “Pret-a-porter” non era un gran film, ma tutto il resto? Fino all’età di 81 anni, fino all’ultimo “Radio America” si è mantenuto intelligente e originale.
Io ne ho una vecchia registrazione in VHS, ma è circolato anche in DVD. Se potete, cercàtelo e vedetelo. Poi magari ne riparleremo, e ognuno ne darà un'interpretazione diversa.
19 novembre, 2006
Analisi o sintesi?





La scarsa resistenza all’alcool già documentata su queste pagine può garantire che non sono un'ubriacona. Mi sono però resa conto che da quando ho la digitale fotografo soprattutto di sera quando esco, tanto che sto meditando di fare una mostra di questo genere di foto. Sarebbe la mia prima mostra non di ritratti. Qualcosa forse è cambiato rispetto a com'ero tempo fa. Più che di stare ad analizzare le persone ora ho voglia di galleggiare in sensazioni, luci, colori.
15 novembre, 2006
Nessun dolore

Mi piacerebbe sapere se in battaglia riuscite a proteggervi senza corazzarvi. Ad attutire i colpi rimanendo però sensibili alle carezze. A non vacillare pur senza farvi di pietra.
A dire “nessun dolore” senza che neanche la più piccola parte di voi venga rinnegata. A non sentire male pur mantenendo intatta la capacità di sentire.
13 novembre, 2006
Gli angoli della bocca

L'estate dello scorso anno a Palermo, uscendo dalla Cattedrale ho visto questa donna appoggiata al muro vicino al portone d'ingresso. Non chiedeva l'elemosina, semplicemente stava lì appoggiata. Sperando di non infastidirla le ho chiesto se potevo fotografarla e lei ha acconsentito.
09 novembre, 2006
05 novembre, 2006
Stranamore (e sì che Vecchioni mi sta sul culo)







Hai visto che incredibile laboratorio alchemico è l’uomo?
Concerto di canti anarchici e di resistenza al centro popolare autogestito. Stanzone fumoso, gente, musica che scalda i cuori. Beviamo vodka. Tu ti fai sempre più vicino, dopo tanto mandi di nuovo vibrazioni di calore, di vicinanza, i confini si confondono, occhi negli occhi parliamo di nulla, mi racconti una barzelletta che mi hai già raccontato e io che odio le barzellette mi diverto e rido, mi prendi una mano e sento una fitta giù in basso, emozioni si muovono nel petto e nella pancia, o partigiano portami via, nostra patria è il mondo intero nostra legge la libertà, se il vento fischiava ora fischia più forte.
(Ti sei messo alla guida della mia auto e mi hai portata a dormire a casa tua. Mi hai tolto i vestiti e messa nel tuo letto, e mi hai chiesto a che ora dovevi regolarmi la sveglia - l'ultima cosa che ricordo. La mattina presto mi sono svegliata, nel sonno ti eri scoperto e la pancia ti era rimasta nuda, ti ho coperto con il piumone prima di scappare al lavoro. Il ritornello della canzone mi è entrato in testa dopo vent'anni di oblìo, e non se ne vuole andare).
01 novembre, 2006
Sensibilmente
Immaginate per un attimo di essere privi della vista. Le vostre dita sfiorano una frusciante carta velina, per poi incontrare poco sopra due batuffoli di cotone in mezzo ad una superficie più liscia. E’ un paesaggio, vi dicono. Voi cosa “vedete”?
In questi giorni a Firenze ha inaugurato il Museo Nazionale Alinari di Storia della Fotografia. Raccoglie e mostra fotografie dalle origini ad oggi, più un inedito esperimento: un percorso tattile di fotografie “tradotte” per non vedenti. Proprio poco tempo fa da Claudia avevamo parlato di percorsi tattili, e del fatto che in un mondo tattile le fotografie sarebbero tagliate fuori. Quello che ho visto e sentito in questo percorso non mi ha certo convinta del contrario.
Naturalmente non esiste un codice Braille per le immagini. Ciascuna di queste traduzioni è quindi un’interpretazione arbitraria che intende “far vedere” la foto a tutti i non vedenti, ognuno dei quali l’avrebbe probabilmente tradotta a modo proprio.
Il ritratto di un uomo con barba diventa un bassorilievo con una barba di stoppa, e fin qui poco da dire.
Ma le forme dei faraglioni di un paesaggio marino sono state riprodotte con corteccia di albero, e il mare con una lastra metallica. E allora, mi viene da pensare, perché non pietre immerse nell’acqua? Se io non vedo e le mie dita sentono corteccia d'albero perché non dovrei pensare ad un albero?
La carta velina del paesaggio, lo spiega la didascalia anche in braille, sta per un giallo campo di grano e il fruscio prodotto dalle dita che la sfiorano allude al rumore del vento e al frinire delle cicale. Poetico, forse, ma perché privilegiare il canale uditivo tralasciando il tatto, che dalla carta liscia non deduce certo informazioni sul grano? La didascalia diventa indispensabile per guidare l'immaginazione.
La fotografia è sempre un’interpretazione di quello che si vede. Ha senso interpretare soggettivamente un’interpretazione? Sì, no, forse. Ma in questo caso diventa un’altra opera di un altro interprete, e allora avrei voluto leggerci sotto il nome dell’autore.
E poi un’altra cosa. Queste opere sono state colorate secondo i colori dell’originale. E qui mi si confonde ulteriormente il senso dell’operazione: decidiamoci, sono pensate per i ciechi o sono qualcos’altro?
Andrò a leggermi il catalogo, forse ci troverò il vero senso. Ma preferirei verificarlo nelle impressioni dal vivo di un visitatore cieco.



