17 febbraio, 2012
Questo weekend vado a fare un seminario di Bones for life. Voi che programmi avete?
Se siete in casa e non c'è niente di interessante in TV, vi consiglio questo breve film (circa 15 minuti) pieno di suspance che ho visto qualche anno fa in un festival e che mi è piaciuto molto, Deadline di Massimo Coglitore .
Raccomando un bel plaid sulle ginocchia e un latte caldo o un vin brulé, perché oltre al clima invernale sentirete qualche brivido in più.
07 gennaio, 2010
Occhio per occhio
digital installation b&w, silent 6 lcd monitors, 6 mini computers, cables, mounts
53° Biennale di Venezia
State passeggiando dentro un'esposizione d'arte. Vedete un ritratto di donna in bianco e nero alla parete, e vi soffermate a guardarlo. Finché un suo impercettibile ma inequivocabile battito di palpebre ribalta la prospettiva: è lei che sta guardando voi.
Il ritratto come film. Non un documentario: semplicemente fotogrammi che mostrano la mobilità di un viso, e una panoramica dell'ambientazione. Nonostante tutto l'arte è ancora attratta dalla presenza umana e dalla riproduzione dell'esperienza sensibile, e questo in qualche modo mi conforta - non so voi.
Etichette: arte contemporanea, visioni
24 novembre, 2009
La mancanza

"Non riuscivo a staccarmi dal David di Michelangelo, stupita fino al dolore che fosse un uomo e non una donna ad aver espresso in modo sublime la bellezza del corpo maschile. Anche se questo si spiegava con la condizione di sottomissione delle donne, mi sembrava che qualcosa si fosse perduto per sempre." (Annie Ernaux, "Passione Semplice")
Sono i pensieri di una scrittrice francese in viaggio in Italia, ma con la mente fissa alla sua ossessione amorosa. Nelle statue cerca e rivede le forme di A., l'oggetto del suo desiderio: e prova sgomento di fronte a questo silenzio della storia.
Oggi le donne avrebbero tutti gli strumenti per dare voce al loro immaginario desiderante, invece di lasciarselo plasmare da quello maschile - tema ultimamente discusso anche qui. Ma quante sono quelle che esprimono davvero il loro sguardo desiderante, dal campo dell'arte a quello della fotografia amatoriale? (chi segue dall'inizio questo blog sa che "uomini visti dalle donne" qui è un tema fotografico presente sin da tempi non sospetti)
E se non sono molte, dipende forse dal fatto che la donna è troppo abituata a farsi guardare per concedersi di guardare?
"Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai"?
Etichette: fotografia, uomini visti dalle donne, visioni
11 novembre, 2009
La vita e nient'altro
Qualcosa di interessante a Firenze.
Un ciclo di incontri sulle forme del corpo in fotografia, a cura della Fondazione Studio Marangoni nel contesto della mostra di Mapplethorpe alla Galleria dell'Accademia. La foto qui sopra l'ho scattata durante "Umano troppo umano. Il corpo dell'immagine", incontro con lo storico e critico d'arte Elio Grazioli (la foto proiettata davanti al David è un Torso luminescente di Paolo Gioli).
L'incontro di lunedì scorso invece è stato con una fotografa che non conoscevo, Elinor Carucci. Un incontro folgorante. Elinor ha iniziato fotografando sua madre, e ha continuato a fotografare la sua famiglia di origine e poi suo marito e i suoi figli, e se stessa. In ogni situazione. Il genere diaristico fa venire in mente Nan Goldin (da cui la stessa Elinor ammette di essere stata agli inizi influenzata), ma - oltre al contesto sociale - il risultato è molto diverso. Il linguaggio fotografico di Nan riflette l'emotività delle situazioni: è "sporco", mosso, sgranato. Le foto di Elinor sono sempre tecnicamente impeccabili, pulite.
Guardate qui. Guardate i Personal Works, in particolare Closer, o Crysis, o Recent.
Non sembrano scattate in luce ambiente ma in un set accuratamente illuminato. Eppure anche queste sono fotografie di situazioni ad altissima temperatura emozionale. Mi piacciono moltissimo. Ma mi chiedo come sia possibile dissociare in questo modo lo sguardo dall'esperienza, nel momento stesso in cui la vivi.
Un ciclo di incontri sulle forme del corpo in fotografia, a cura della Fondazione Studio Marangoni nel contesto della mostra di Mapplethorpe alla Galleria dell'Accademia. La foto qui sopra l'ho scattata durante "Umano troppo umano. Il corpo dell'immagine", incontro con lo storico e critico d'arte Elio Grazioli (la foto proiettata davanti al David è un Torso luminescente di Paolo Gioli).
L'incontro di lunedì scorso invece è stato con una fotografa che non conoscevo, Elinor Carucci. Un incontro folgorante. Elinor ha iniziato fotografando sua madre, e ha continuato a fotografare la sua famiglia di origine e poi suo marito e i suoi figli, e se stessa. In ogni situazione. Il genere diaristico fa venire in mente Nan Goldin (da cui la stessa Elinor ammette di essere stata agli inizi influenzata), ma - oltre al contesto sociale - il risultato è molto diverso. Il linguaggio fotografico di Nan riflette l'emotività delle situazioni: è "sporco", mosso, sgranato. Le foto di Elinor sono sempre tecnicamente impeccabili, pulite.
Guardate qui. Guardate i Personal Works, in particolare Closer, o Crysis, o Recent.
Non sembrano scattate in luce ambiente ma in un set accuratamente illuminato. Eppure anche queste sono fotografie di situazioni ad altissima temperatura emozionale. Mi piacciono moltissimo. Ma mi chiedo come sia possibile dissociare in questo modo lo sguardo dall'esperienza, nel momento stesso in cui la vivi.
Etichette: arte contemporanea, fotografia, l'oro di Firenze, visioni
12 ottobre, 2009
09 ottobre, 2009
Logica follia (2)
16 settembre, 2009
31 agosto, 2009
26 agosto, 2009
25 agosto, 2009
18 agosto, 2009
Cielo
e dunque voglio fidarmi di Orazio, e convincermi che avere davanti il mare (in senso metaforico) non cambia poi molto, alla fine. Praticamente, se riesci a star bene vedendo dalla finestra questa cosa qui sopra sei in una botte di ferro...Etichette: esercizi di sopravvivenza, quotidiano, visioni
15 agosto, 2009
12 agosto, 2009
L'inaspettato
Qui invece l'audio era il più perfetto possibile trattandosi di musica indubbiamente barocca. Per caso ci siamo imbattuti in questa sorprendente esperienza capace di riscattare una città per altri versi ostile, dove se vuoi raggiungere la stazione non solo devi smadonnare (perlappunto) per il traffico, ma pure non trovi indicazioni da nessuna parte e se anche provi a chiederle ai passanti anziché risponderti quelli ti chiedono inferiore o superiore? e tu lì a spiegare che sul sito delle FS c'era scritto solo centrale, mentre mancano poco più di cinque minuti all'orario di partenza.10 agosto, 2009
Soundtrack
Ore nove e trenta del mattino, arrivati al piccolo paese a più di 800 metri di altitudine saliamo alla grande cattedrale romanica. Ora, a parte l'auto in sosta proprio davanti all'ingresso, particolare questo che risulta quasi surreale agli occhi dell'ingenuo visitatore cittadino, come vi immaginate l'audio di questa foto?
Non è un gratuito esercizio di stile, è che credo nessuno possa indovinare il vero, comunque se vi va dite la vostra che poi vi dico com'è andata.
E' andata che sembrava ci fosse una radio provenire da una finestra e invece alzando gli occhi si son viste delle casse attaccate in più punti ai muri delle case, che in quel momento diffondevano questa
07 agosto, 2009
05 agosto, 2009
03 agosto, 2009
15 luglio, 2009
14 luglio, 2009
08 aprile, 2009
Il gioco del rovescio


(che poi Il gioco del rovescio è il titolo di un libro di Tabucchi, che porterei nello zaino nella famosa stanza d'albergo perché mi rimane sempre voglia di rileggerlo, come se ci fosse sempre qualcosa ancora da capire, che forse rimarrà da capire)
Etichette: fiorentinità, libri, visioni




























