20 giugno, 2012

Notturno indiano


" Che cosa faceva a Calcutta? "
" Fotografavo l'abiezione ", rispose Christine.
" Come sarebbe? "
" La miseria ", disse lei, " la degradazione, l'orrore, lo chiami come preferisce ".
" Perché lo ha fatto? "
" E' il mio mestiere ", disse lei, " mi pagano per questo ".
Fece un gesto che forse significava rassegnazione alla professione della sua vita, e poi mi chiese: " lei è mai stato a Calcutta? "
Scossi la testa. " Non ci vada ", disse Christine, " non faccia mai questo errore ".
" Pensavo che una persona come lei pensasse che nella vita bisogna vedere il più possibile ".
" No " disse lei convinta, " Bisogna vedere il meno possibile ".


Antonio Tabucchi, Notturno Indiano
(un grazie a Piepalmi, che mi ha fatto finalmente decidere a leggerlo)

05 giugno, 2012

Esistere, a prescindere.

"fin da subito bisogna assaporarsi, esistere a prescindere dai progetti di vita che stiamo perseguendo, per lasciar spazio alla perduta contemplazione del presente."

da "Non più servi" di Michele Poli, sui suicidi per la crisi, su XXD Rivista di varia donnità, n. 16

14 aprile, 2012

Lascia che sia respiro

Oggi vi regalo una pratica di respirazione che a me in passato è servito molto, e ancora oggi quando sono stressata mi è di aiuto.
La spiegazione è lunga, ma "è molto semplice."

"Sukha pranayama  - Come ottenere armonia, energia, calma ed autocontrollo con il  una facile pratica di respirazione

La parola sanscrita sukha indica qualcosa di attinente al piacere alla gioia o alla felicità. La traduzione corretta di Sukha pranayama potrebbe essere: controllo (ayama) del soffio vitale (prana) in modo piacevole o anche facile (sukha), mentre correntemente sono utilizzati i termini “respirazione” piacevole o facile.
Premetto allora che questi esercizi devono essere eseguiti senza sforzo eccessivo e con dolcezza. Per praticare il pranayama durante le sedute di yoga, in generale, si sceglie una posizione di meditazione come il loto (padma-asana) o la postura del perfetto yogin (siddha-asana) in caso di difficoltà, tuttavia, piuttosto che non praticare, si può stare seduti normalmente, anche su una sedia. Importante però è di avere colonna vertebrale, collo e testa ben allineati in verticale e una volta ottenuta la migliore posizione possibile è bene rimanere immobili fino al termine della pratica.
Un atto respiratorio completo consta di tre fasi: inspirazione (puraka), ritenzione (kumbhaka) ed espirazione (recaka). La ritenzione poi può avvenire al termine di un’inspirazione (antara-kumbhaka) o a conclusione di un’espirazione (bahya-kumbhaka).
Prima di iniziare l’esercizio vero e proprio è bene, per qualche minuto prendere confidenza con questi aspetti attraverso un breve allenamento. Cercare di scoprire un’agevole durata ideale valida per tutte e tre le fasi e adottarla come unità di misura. Si può fare contando mentalmente ad esempio: inspiro per sei secondi, trattengo sei, espiro sei e trattengo anche a polmoni vuoti sei.
Il sukha-pranayama prevede quattro precise fasi della stessa durata (esempio nove respirazioni per ogni tipo) ciascuna in grado di sviluppare una qualità:
nella prima fase si tende a sviluppare solo l’inspiro e l’espiro bilanciandoli tra loro (esempio: inspiro sei, espiro sei) ed è questa la fase comunemente chiamata sukha che sviluppa armonia ed equilibrio.
Nella seconda, la fase loma, s’inspira, si trattiene a polmoni pieni e si espira (inspiro sei, trattengo a polmoni pieni sei ed espiro sei). La parola sanscrita loma “può” significare positivo, assimilante, convesso, riscaldante ecc. Tale fase, proprio per la ritenzione a polmoni pieni, tende, infatti, a far immagazzinare energia.
La terza fase viloma prevede il seguente svolgimento: inspiro sei (sempre ammesso che tale unità di misura sia l’ideale), espiro sei e trattengo a polmoni vuoti sei. Viloma sta per negativo, ossidante, concavo, rinfrescante ecc. Infatti, questa respirazione è assai calmante.
Nell’ultima fase catur (catur è il numero quattro in sanscrito) si sviluppa la respirazione “quadrata” dove tutte e quattro le fasi: inspiro, trattengo a polmoni pieni, espiro, trattengo a polmoni vuoti, risultano perfettamente bilanciate tra loro in relazione all’unità di misura. Qui si sviluppa l’autocontrollo.
Vorrei concludere affermando che ognuna di queste quattro fasi, in caso di necessità potrebbe essere usata separatamente per sviluppare le rispettive qualità. In questo caso il numero delle respirazioni da effettuare potrebbe essere deciso in seguito all’obiettivo da raggiungere. Meglio, tuttavia, per non incorrere in spiacevoli sbilanciamenti, farsi consigliare da un maestro esperto.
Sarebbe inoltre consigliabile, al termine delle pratiche, rilassarsi per qualche minuto sul pavimento in totale stato d’abbandono, favorendo la ripresa della respirazione spontanea e naturale."

Qui la fonte.

30 marzo, 2012

Il mare bussa alla porta


mi sarebbe piaciuto essere sull'Isola in febbraio, quando il mare (come fa ogni tanto) ha rotto l'argine del muretto e ha invaso le strade, arrivando a bussare alle porte di fronte.
Ho dovuto accontentarmi di qualche videonotiziario: fantastico vedere gli abitanti sulla soglia di casa a tentare di spazzar via il mare con le scope di saggina.

17 febbraio, 2012

Il brivido in più

Questo weekend vado a fare un seminario di Bones for life. Voi che programmi avete?
Se siete in casa e non c'è niente di interessante in TV, vi consiglio questo breve film (circa 15 minuti) pieno di suspance che ho visto qualche anno fa in un festival e che mi è piaciuto molto, Deadline di Massimo Coglitore .
Raccomando un bel plaid sulle ginocchia e un latte caldo o un vin brulé, perché oltre al clima invernale sentirete qualche brivido in più.

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09 febbraio, 2012

Il Flan della Zucca


Sempre per la serie premi fedeltà, oggi condivido con voi la ricetta "segreta" di un piatto squisito che ho assaggiato (divorato, non facciamo i fini) lo scorso autunno a Venezia in un bel posto chiamato La Zucca.
Trattasi di un Flan di zucca per l'appunto, un'esperienza mistica-sensuale che ho dovuto ripetere per entrambe le volte che siamo andati a cena in questo locale. 
Tornata a casa ho fatto una ricerca in rete, trovando ciò che non avrei osato sperare: la vera ricetta originale del Flan dell'Osteria della Zucca. Vi linko direttamente alla fonte che l'ha diffusa grazie alle sue "aderenze", il blog dell'Accademia Affamati Affannati, che ringrazio in eterno per questo gesto di grande generosità.

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24 gennaio, 2012

Il caffè di Rosalia


 



  
Un regalo per chi ancora passa da queste parti: la ricetta del Caffè di Rosalia - detto anche "du' Parrino", dal libro di Simonetta Agnello Hornby "Un filo d'olio".
Mi è stato di grande aiuto la scorsa estate nei giorni in cui entravo e uscivo dall'ospedale 4 volte al giorno per mia madre; ne ho bevuto diversi litri (poi tempo dopo ho dovuto stare lontana dalla caffeina per un mesetto causa extrasistole, ma ora tutto si è riequilibrato - magari non fate come me, limitatevi a qualche tazzina ogni tanto). 

10 gennaio, 2012

A media luz



05 gennaio, 2012

Sondaggio unilaterale

un sondaggio rivolto alle lettrici, che possono rispondere anche in forma anonima perché quello che conta è la sincerità.
Che ne pensate di queste foto?
Mi interessa capire un po' di cose, indipendentemente dal giudizio sul solito provocatore.

27 dicembre, 2011

Quando ero piccola



(Ri)guardare gli sceneggiati degli anni '70 ripubblicati su Dvd fa ricordare perché, "prima", la Rai era considerata una grande televisione, al pari della BBC.
Magnifici attori (quasi tutti hanno lavorato in teatro), eccellenti colonne sonore, trame in grado di farti aspettare con ansia la puntata successiva.
Ho rivisto Il segno del comando, La Baronessa di Carini, e Gamma.
In quest'ultimo fra le altre cose mi ha colpito l'indugiare delle riprese sui primi piani senza parole: non credo succeda più, in televisione, che gli attori parlino con l'espressione del volto.