06 novembre, 2009
03 novembre, 2009
Bassa velocità
Ne ho pensate tante in questi giorni, avrei voluto parlarvi di come nelle ultime vicende "politiche" la cosa più oscena mi è parsa l'uso dei primi piani che vien fatto sui giornali, lo sbattere tutti i giorni in prima pagina quella faccia da animale in trappola, inguardabile molto più del peggior fotogramma a luci rosse perché non c'è nulla di più intimo di un volto senza maschera, che mostra tutta la sua vulnerabilità.Avrei voluto parlarvi di come nella mia città succedono anche cose buone, nella fattispecie nascono caffetterie-librerie , "caffè letterari" nel linguaggio degli atti amministrativi, definizione un po' prematura ma di buon auspicio, intanto paradisi rispetto agli onnipresenti locali da aperitivo, ci si può andare all'ora non dell'aperitivo e spesso fanno buone cose da mangiare tipo un'ottima torta di mele in crosta, e bevendo e mangiando si possono sfogliare con calma e stando attenti alle macchie libri d'arte bellissimi e costosissimi (ma non importa comprarli), e anche vedere proiezioni di immagini d'artista.
E con la barista-libraia parlare di arte contemporanea e delle politiche culturali a Firenze, altra cosa di cui avrei voluto parlarvi, in particolare del miracolo che starebbe per succedere per cui a Firenze qualcuno si occuperebbe davvero di portarvi il contemporaneo ma ancora non si sa se il qualcuno resta al suo posto perché ha chiacchierato un po' troppo disinvoltamente su certi temi che, come dire, la situazione già è calda, e il diplomatico non è il suo forte.
Avrei voluto dirvi della mia amica che parlando del suo compagno di una vita mi diceva che le ormai rare volte che loro figlio -ancora bambino ma già adulto- li vede abbracciarsi diventa felice, e io ho pensato che questa cosa la conosco troppo bene, che fino a una certa età se i genitori litigano o non si parlano ti sembra sempre che sia colpa tua, e ci metterai un bel po' a capire che che non era colpa tua, e un altro bel po' a perdonarli di non esser riusciti a far di meglio per volersi bene, levandoti tutto quel peso dal cuore.
Avrei voluto anche raccontarvi che oggi in autobus ci ho messo un'ora intera a tornare a casa su un tragitto che a piedi l'avrei fatto nello stesso tempo, solo che a farlo a piedi pioveva, e lì almeno facevo foto dal finestrino alle luci bagnate fuori e sentivo la gente che si indignava per il servizio pubblico e ad un certo punto alcune persone hanno scoperto per caso che avevano preso il bus nella direzione sbagliata, non per colpa loro ma di questa storia della pedonalizzazione del Duomo, perché adesso da certe fermate passa il bus 23 che va a Firenze Sud ma anche quello che va a Firenze Nord, e sbagliarsi non è tanto difficile se non si ha la vista più che buona.
E sono le due di notte, e sulla ferrovia a duecento metri dalla mia finestra scavano il tunnel dell'alta velocità. Nord, Sud, Destra, Sinistra. C'è ancora qualcuno che crede di star andando in qualche direzione.
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27 ottobre, 2009
Se anche Claudio Lolli ti mette bene
bisogna andare sempre avantianche se noi non siamo in tanti
anzi davvero siam solo in due
le mani mie le mani tue
Claudio Lolli, "La giacca"
Di Lolli qui dentro si era già parlato. Anche a distanza di tanti anni le sue canzoni rimangono belle. E continuo ad essere convinta che ascoltarle in tenera età ci abbia fortificati.
Etichette: citazioni, compagni a venire, cure, musicale, sentimental mood
22 ottobre, 2009
Adagio



Anni fa lavoravo per un anziano professore universitario gravemente malato. Era nipote di un politico e scrittore antifascista, e da quando aveva smesso di insegnare riversava tutto il suo tempo e le sue energie nel divulgare il pensiero e le opere di suo zio. Io, a turno con altre due persone fidate, lo aiutavo a tenere i contatti con le case editrici, i giornalisti, gli studiosi e amici che condividevano il suo impegno: scrivevamo lettere, spedivamo fax, organizzavamo riunioni. Girando per casa sua restavo affascinata dai libri, dagli antichi album di fotografie di famiglia. Di fotografie poi ne aveva altre alla rinfusa in uno scatolone, e sapendo della mia passione chiese a me di riordinarle per soggetti e cronologia.
Fu un'emozione grande: in quella scatola c'era la Storia. I fratelli Rosselli sul motoscafo in fuga da Lipari, solo per fare un esempio.
Viveva solo. La sua governante e un'infermiera si davano il cambio nell'assisterlo e preparargli i pasti. Quando iniziai a lavorare per lui ancora camminava un po', anche se passava la maggior parte del tempo in sedia a rotelle. Poi dovette mettersi a letto, la malattia progrediva e gradualmente perse quasi del tutto la vista. Eppure era instancabile: continuava a pensare, a dettare lettere, a sforzarsi di tenere le fila di discorsi che gli sfuggivano ogni giorno un po' di più. La passione lo ha tenuto in vita sicuramente più a lungo di quanto aveva deciso il suo corpo.
Non riusciva più ad usare il lettore CD con le cuffie, gli comprai due altoparlanti che lo resero felice. Ascoltava soprattutto Bach, unica cura, unici momenti di pace sua e di quella stanza con gli arredi antichi, il televisore, le medicine, le pantofole consumate. La musica stendeva dolcezza su tutto, così come la carezza della luce.
Etichette: cure, lezioni di vita
19 ottobre, 2009
Metafisica
17 ottobre, 2009
Il ventre del fotografo
Menzione speciale alla Tarte Tatin calda con crema assaggiata in una bellissima caffetteria in San Salvario, interamente tappezzata con vecchie immagini pubblicitarie e menù di provenienze antiche e strane, dalla cena dell'Unione muratori guarenesi a ricevimenti nobiliari del milleottocentonovantacinque-quasi millenove.(l'avete mai fatta la Tarte Tatin? è difficile? sarei tentata di provarci ma ho trovato ricette tra loro piuttosto diverse...)
14 ottobre, 2009
Tastando le viscere
Insomma Torino mi è piaciuta, sì. Però non sono riuscita a "sentirla" di pancia. Forse perché si nasconde, o forse perché è davvero tutta di testa, anche se ogni tanto spuntava improvvisamente un sexy shop o sexy disco. Ma anche loro si confondevano in quelle strade tutte beige grigie e marroni, e alla fine sembravano negozi o uffici come gli altri. 12 ottobre, 2009
09 ottobre, 2009
Logica follia (2)
Logica follia (1)
"La Torino liberata dal compito disperato di dover fare l'Italia e gli italiani sprigiona risorse, attinge alla sua nascosta follia per sperimentare, come nessun'altra città italiana.Sorge il simbolo cittadino, quel magnificente monumento al nulla che è la Mole, nata per essere la sinagoga e fatta esplodere dall'Antonelli alle dimensioni del più alto e sconsiderato edificio in muratura d'Europa."
Curzio Maltese, "I padroni delle città"











